Nella stratosfera non sembrano esserci le condizioni favorevoli per ulteriori irruzioni fredde del vortice polare in questo mese
L’ondata di freddo giunto dalla Siberia intorno al 5-6 marzo ha avuto, come noto, effetti spettacolari tra martedì 9 e mercoledì 10 quando ha dato luogo ad una nevicata memorabile al Centronord. La nevicata per la sua rilevanza è la 6^ dall’inizio dell’inverno ma è stata anche una nevicata record per marzo sia per l’estensione dell’area interessata, sia per la durata dell’evento, sia per l’entità degli accumuli nevosi.
Sarà, questa ondata di freddo, il canto del cinto dell’inverno? Non credo, per i motivi che poi esporrò.
Il freddo comunque ora sta abbandonando la nostra penisola tanto che entro domenica 14 marzo si prevede un rialzo termico di 5-7 gradi al Centronord. E stando alla evoluzione della circolazione atmosferica prevista dai vari modelli fisico-matematici, non si intravedono altre importanti irruzioni fredde almeno nei prossimi giorni 10 giorni. Anzi, sulla base dell’analisi qui proposta nella parte finale di questo articolo, qualora vi dovesse essere un’altra ondata di freddo, questa difficilmente potrà arrivare prima della fine marzo.
Nonostante ciò però comunque ritengo che, dopo questa ondata di freddo, ve ne potrebbe essere almeno una ancora in aprile. Il motivo? Sono ancora in atto tutte quelle condizioni che hanno fatto sì che l’inverno di quest’anno sia stato particolarmente rigido su almeno il 50% dell’emisfero Nord, ovvero: l’attività tuttora evanescente delle macchie solari; la presenza di venti orientali sulla fascia stratosferica equatoriale (QBO negativa); l’innevamento tuttora notevole.e anomalo dell’emisfero Nord (vedi http://moe.met.fsu.edu/snow/).
Per di più anche la statistica climatologica suggerisce che ondate di freddo tardive in aprile non sono eventi impossibili. Infatti negli ultimi 20 anni nevicate anche nelle zone di pianura sono avvenute in 4 circostanze:
il 17 aprile 1991 neve in Emilia, Romagna, Lombardia (neve addirittura a Milano);
il 15 aprile del 1995 neve fino a bassa quota sull’Italia centrale;
il 21-22 aprile del 1997 neve fino a bassa quota sull’Appennino centro-settentrionale;
7 aprile 2003 neve sulle regioni di nordest e del Medio Adriatico. In particolare nevicò a Venezia,
Vicenza, Brescia, Bologna, Ancona, Campobasso, Pescara (qualche fiocco anche a Milano).
Ma ecco perché ritengo improbabile l’arrivo di una nuova ondata di freddo fino alla fine di marzo.
Questo mia ipotesi è confortata da una attenta analisi relativa all’andamento del vorticità potenziale stratosferica, una grandezza fisica che viene ormai considerata quale "migliore tracciante" dei moti autonomi atmosferici (e quindi anche dell’evoluzione del vortice polare) perché ha la proprietà di essere abbastanza conservativa e quindi poco mutevole da un giorno all’altro, anche a seguito di mutate condizioni nella inizializzazione dei modelli.
In effetti dalle mappe della vorticità potenziale sulla superficie isentropica 400 °K (http://www.geo.fu-berlin.de/en/met/ag/strat/produkte/winterdiagnostics/index.html) si arguisce che tra 10 giorni nel vortice polare il nucleo di vorticità positiva più vicino all’Europa sarà quello che verrà a trovarsi sulla Groenlandia e al quale a 100 hPa corrisponde ovviamente una saccatura in verso meridiano (vedi mappa 100 hPa a 240 ore sul medesimo sito). Se la proiezione a 10 giorni fosse corretta (condizionale d’obbligo), allora successivamente tale nucleo di vorticità dovrebbe proseguire il suo spostamento verso ovest a causa dell’avvezione di vorticità positiva nella parte anteriore, nel verso del moto, dell’asse di saccatura. Ma l’avanzamento della saccatura verso ovest sarà lento perché l’avvezione positiva vorticità sarà smorzata dall’avvezione calda presente sulla medesima saccatura (vedi ancora mappa 100 hPa a 240 ore). Del resto è noto che le avvezioni calde producono vorticità negativa ovvero anticiclonica).
Morale della favola: è improbabile che il lobo groenlandese del vortice polare possa raggiungere nei 10 giorni successivi la Scandinavia e, per di più, non è credibile un suo apprezzabile allungamento in senso meridiano.
Insomma credibilmente nemmeno nell’ultima decade di marzo vi saranno lobi del vortice polare protesi verso l’Europa e quindi tali che possano raggiungere l’Italia. Anche l’andamento previsto della AO nei prossimi 14 giorni conforta questo quadro prognostico
( vedi http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/precip/CWlink/daily_ao_index/ao.sprd2.gif).
Mario Giuliacci – Centro Epson Meteo – 12.3.2003
© Mario Giuliacci